___  __   _______    _____
/\   \/  \ /\  ____ \ /\  __ \
\ \  \_/\ \\ \ \___\ \\ \ \  \ \
 \ \ \ \ \ \\ \  ___  \\ \ \__\ \
  \ \_\ \ \_\\ \_\__/\_\\ \_____/
   \/_/  \/_/ \/_/  \/_/ \/____/

> LATEST 10 ENTRIES

+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[02 03 08] - MadBob‘s RSS
Finalmente, dopo piu‘ e piu‘ e piu‘ richieste arrivate da diverse parti, mi son deciso a mettere _un feed RSS_ su questo blog. Viene aggiornato ad ogni nuovo post, ovvero molto di rado, ma spero possa tornare utile a coloro che intendono seguire regolarmente i miei irregolari deliri online.
Non e‘ detto che questo piccolo passo di ammodernamento non preluda ad una ben piu‘ radicale ristrutturazione del mio blog personale, da gestire con un qualche CMS gia‘ pronto (sebbene mi dispiacerebbe rinunciare al mio template in ASCII art, col tempo mi ci son affezionato...) o addirittura migrato su una piattaforma di blogging vera tipo _Wordpress_ o _Blogger_ (su cui gia‘ tengo la _pagina_ dedicata al _progetto Lobotomy_) ed esteso a tematiche non solo tecnico/informatiche ma anche politiche ed economiche (ebbene si: mi interesso anche di altro oltre alla lotta contro il Monopolio :-P ).
Tutto sta nell‘avere il guizzo creativo che mi permetta di prendere cotanta decisione...


|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[02 03 08] - Stand(h)ard
Grandiose notizie da Ginevra: OOXML non e‘ stato approvato allo status di standard ISO.
Gia‘ _avevo discusso_ il tema tempo addietro su questo blog, ma riporto qui una delle notizie che maggiore impatto avranno nelle prossime fasi della lotta contro il Monopolio: nonostante le fortissime pressioni (_legittime e non_...) esercitate dalla cricca di Ballmer e l‘irrituale procedimento di revisione che ha _seminato scompiglio_ ai piani piu‘ alti dell‘organizzazione internazionale di standardizzazione (ISO, appunto), il formato digitale di Microsoft, implicito concorrente al gia‘ certificato _OpenDocument_, non ha raggiunto un numero sufficiente di consensi tra le delegazioni nazionali _convocate la scorsa settimana_ nella citta‘ svizzera, dopo la gia‘ _precedente respinta_ della proposta di specifica.
La mossa che avrebbe voluto fare la ben nota Cosca e‘ semplicemente spiegata: aggirare le sempre piu‘ forti tendenze all‘interoperabilita‘ ed istigare tutti (gli enti pubblici in primis) a continuare ad usare i suoi prodotti, abbindolandoli con l‘argomentazione "i nostri formati sono standard, perche‘ dovreste cambiare?". Ma evidentemente hanno fatto i proverbiali conti senza l‘oste: qualcuno si e‘ accorto che sto‘ presunto standard tanto standard non era, mancavano dei pezzi, i pezzi che c‘erano non potevano essere implementati senza l‘esplicito consenso di quelli di Redmond... E la certificazione e‘ stata negata, con buona pace di chi tante palanche ha speso nel tentativo di mantenere la posizione di dominio truffaldinamente acquisita.
Continuare a propagare materiale in un formato digitale non accessibile da tutti (la licenza MS Office mica se la puo‘ permettere chiunque!) non e‘ accettabile, e non si puo‘ continuare a nascondersi dietro il dito dello "standard de facto" ignorando le implicazioni legali ed economiche che esso porta con se‘: inutile negare che questo "de facto" e‘ costituito in grandissima parte di copie pirata, continuare a supportarlo vuol dire rendersi complici di un crimine civile e penale.
Categorico e‘ adesso profittare della situazione per sensibilizzare, propagandare ed instaurare dei veri standard, e con ogni probabilita‘ proprio in quest‘ottica e‘ stata scelta la data del _Document Freedom Day_: il 26 marzo in tutto il mondo i gruppi locali si muoveranno per far conoscere OpenDocument (e la sua implementazione piu‘ nota, _OpenOffice.org_), e inevitabile sara‘ seguire la scia tracciata dalla mancata accettazione di OOXML per far leva in primo luogo sulle amministrazioni statali, vero bastione strategico da cui dipende l‘adozione anche da parte dell‘impresa e della cittadinanza.
La battaglia imperversa. E quando il gioco si fa duro, i pinguini iniziano a giocare.


|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[16 01 08] - FREE++
Essendo io artefice dell‘iniziativa, non posso certo esimermi dal parteciparvi per mezzo del mio blog...
Su _BarberaWare_ e‘ stato avviato il _progetto FREE++_, una campagna di sensibilizzazione degli sviluppatori freeware al freesoftware. Il fulcro dell‘iniziativa sta in una sorta di lettera aperta (sebbene sia forse piu‘ corretto chiamarlo appello) che si vorrebbe vedere pubblicata in lungo ed in largo, al fine di essere letta ed illuminare qualche sviluppatore apportando nuova linfa al sempre piu‘ ricco panorama di software disponibile in forma di codice libero.
Non aggiungo altro in quanto la lettera, sotto riportata, gia‘ contiene pressoche‘ tutto; invito tutti a riprodurre a loro volta il testo sui siti e sui blogs di competenza, si‘ da propagare il messaggio quanto piu‘ lontano possibile.

Agli sviluppatori di software freeware,

questo messaggio, questo appello, e‘ a voi rivolto: rivolto a coloro che distribuiscono le proprie produzioni software gratuitamente, per mezzo dell‘Internet, in modo che tutti possano fruirne pur senza pagare per ottenere una licenza d‘uso; a chi e‘ mosso da passione e curiosita‘ nella realizzazione di un‘opera; alle persone che provano soddisfazione (ed anche, diciamocelo pure, divertimento) nel costruire qualcosa di utile, talvolta anche complesso, solo perche‘ appunto utile; a chi, per necessita‘ personale o per diletto, raccoglie la quotidiana e sempre rinnovata sfida degli addetti ai lavori in campo informatico: risolvere problemi.

Il punto cruciale che viene qui presentato e‘: perche‘ limitare le possibilita‘ di utilizzo, miglioramento e gradimento della propria produzione? Perche‘ confezionare una applicazione senza considerare l‘opportunita‘ di fare in modo che tutti possano trarre il massimo beneficio da essa? Perche‘ impedire a quelli con cui si spartiscono gli stessi interessi e le medesime passioni di apprendere il modo in cui si e‘ aggirato un problema e riutilizzarlo in altre opere? In poche parole: perche‘ non rendere il software non solo gratis, ma libero, un po‘ piu‘ "free"?

Inevitabile al giorno d‘oggi non aver mai sentito parlare di "freesoftware", o "software libero", ovvero di quella particolare modalita‘ di distribuzione del software secondo cui il programma viene accompagnato dal codice sorgente da cui si ricava poi il binario da eseguire. La variazione tra freeware a freesoftware e‘, sul piano pratico, minima: insieme all‘eseguibile compilato, pronto per essere eseguito dalla fascia di utenza che vuole usarlo per quel che fa, si distribuisce pure il codice sorgente che si e‘ amorevolmente steso, corretto e perfezionato per il programma stesso. Tale piccola accortezza porta ad una differenziazione assai piu‘ profonda tra i due approcci: l‘atto di pubblicazione del sorgente apre infinite strade a futuri sviluppi dello stesso, che potra‘ cosi‘ essere modificato, piu‘ facilmente perfezionato ed arricchito anche da terzi, ammirato e studiato da quelli che in esso trovano ispirazione o l‘agognata risoluzione di un proprio problema. Tutte attivita‘ che non potrebbero svolgersi se il software fosse si‘ gratuito ma pur sempre chiuso, segreto, inaccessibile. Tutte attivita‘ che non potrebbero svolgersi se si decidesse di condividere solamente lo strumento finale, la funzionalita‘, anziche‘ la conoscenza, il funzionamento.

Spesso l‘argomento "freesoftware" e‘ associato al mondo di GNU/Linux, il piu‘ conosciuto (ma non il solo) sistema operativo realizzato secondo i canoni dello sviluppo collaborativo, e ci si dimentica (o si ignora) che il principio base di questo approccio trascende ogni piattaforma, linguaggio e ambiente operativo. La concezione di freesoftware come lo si intende oggi nasce storicamente ben prima del fenomeno Linux e ne e‘ causa, non effetto, ed e‘ agnostica rispetto a qualsiasi tecnologia: nulla, ne‘ di carattere tecnico ne‘ legale ne‘ retorico, impedisce che un programma che si intende possa essere diffuso con una licenza libera sia scritto su un sistema operativo che di libero ha ben poco, o con strumenti proprietari e chiusi. La distinzione tra una applicazione ed un applicazione libera sta nella modalita‘ di distribuzione, non nel suo target o nella sua origine.

L‘invito che qui si vuole rivolgere ai tanti che amano realizzare cose utili per se‘ stessi e per il prossimo e‘ di valutare la possibilita‘ di renderle ancora piu‘ utili, andando al di la‘ della loro funzionalita‘ palese. La piena transazione dal modello freeware a quello freesoftware puo‘ essere piu‘ o meno indolore a seconda di come ci si vuol relazionare con chi si trovera‘ tra le mani il prodotto pubblicato: e‘ possibile impacchettare brutalmente il binario, il sorgente, la licenza preferita, e mettere il tutto a disposizione per il download su un qualsiasi sito web, oppure si puo‘ cogliere appieno lo spirito ed affrontare l‘avventura dello sviluppo collaborativo sfruttando la visibilita‘ di uno dei tanti portali che offrono spazio e risorse a chi vuole portare avanti un lavoro coinvolgendo altre persone in giro per il mondo, facendo crescere costantemente l‘opera. Per compiere un qualsiasi passo in direzione del software libero e‘ sufficiente volerlo, informandosi oggettivamente ed al riparo da ogni pregiudizio presso uno dei molti luoghi virtuali di dialogo e confronto sull‘Internet ed avanzare richieste di delucidazioni ai tanti che gia‘ hanno operato una scelta, oppure molto piu‘ semplicemente leggere il testo della licenza che piu‘ si gradisce e che meglio rappresenta le proprie esigenze: gli aspetti pragmatici da considerare immediatamente stanno tutti li‘, senza infarciture dialettiche soggettive e talvolta opinabili.

Gratis e‘ bene per molti, libero e‘ meglio per tutti.


|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[16 08 07] - Aiutiamo Microsoft!
Si, avete letto bene: il titolo di questo post e‘ proprio Aiutiamo Microsoft!. Nessun errore. La mia intenzione e‘ proprio quella di supportare il piu‘ volte qui denigrato e martoriato colosso del software made in US.
E come si potrebbe aiutare Microsoft?
Rispondendo ad un _appello_ _mosso_ dagli Stati Uniti (e da qui a quella che e‘ una delle piu‘ influenti lobby che guidano l‘entita‘ imperialista d‘oltreoceano, il passo e‘ breve...) al _WTO_, l‘Organizzazione Mondiale del Commercio, per contrastare la pirateria in Cina, Paese ove notoriamente il fenomeno della copia illecita di materiale multimediale e software e‘ piu‘ che diffuso, diciamo pure la norma.
Sorvolando sui commenti in merito all‘incapacita‘ delle societa‘ produttrici di contenuti suscettibili di copia pirata a proteggere i propri interessi da se‘, per il resto la richiesta e‘ perfettamente condivisibile: no alle copie illegali!
Un po‘ perche‘ queste societa‘ hanno in effetti pieno diritto di tutelare i loro prodotti ed i loro bilanci (viviamo in un sistema economico fondato sul libero mercato, perdio! Se sono in grado di vendere la loro merda pressata a qualche fesso che casca nella campagna pubblicitaria di turno, buon pro gli faccia!), ma soprattutto (e qui risolvo le perplessita‘ di coloro che, leggendo queste parole e conoscendomi, si staranno chiedendo "dove vuole andare a parare?") alla luce del fatto che la pirateria (del software, nella fattispecie) e‘ una delle cause principali (se non *la* principale) della mancata diffusione capillare delle controparti sviluppate e distribuite liberamente secondo i canoni del freesoftware.
Come giustamente e perfettamente esplicitato in _questo articolo_, e‘ corretto domandarsi "Se non esistesse la pirateria, quanti spenderebbero 200 dollari per Windows, 300 per Office e 1000 per PhotoShop, quando ci sarebbero Linux, OpenOffice e Gimp scaricabili ed utilizzabili gratuitamente?".
Ad oggi, la situazione e‘ questa: l‘utente, posto a scegliere tra un Linux gratis ma diverso da quello cui e‘ abituato ed un Windows altrettanto gratis (poche balle: scagli la prima pietra chi ha Windows Vista installato sul PC e lo ha pure pagato!) e con cui ha a che fare da sempre, sceglie il secondo senza pensarci un momento ed anzi senza neppure porsi il dubbio. Se l‘offerta fosse tra un Linux gratis ma diverso ed un Windows familiare ma costoso, che succederebbe? Il discorso e‘ ovviamente applicabile a qualsiasi applicativo software: se l‘utonto impunito dovesse pagare 300 dollari per produrre e visualizzare le stupide presentazioni PowerPoint che tali parameci telematici si scambiano via mail, non sarebbe quantomeno tentato di passare ad OpenOffice, che fa le stesse cose ma gratuitamente? Se lo stesso utonto dovesse pagarsi il costosissimo PhotoShop (che, essendo un prodotto professionale, ha un costo di licenza altrettanto di alto livello...) per fare quella mezza modifica ogni sei mesi alle foto erotiche che ha scattato alla fidanzata, non si accontenterebbe di un ben piu‘ conveniente ma altrettanto fornito Gimp?
E‘ una storia vecchia quella secondo cui i grossi operatori del mercato software non solo chiudano un occhio ma anzi supportino la pirateria, inducendo il pubblico domestico ad abituarsi all‘utilizzo dei suoi prodotti e lucrando sull‘acquisto di quegli stessi prodotti in ambito professionale: se l‘utente Pippo sa maneggiare solo Office perche‘ lo ha scaricato pirata e nessuno gli ha mai detto niente, l‘azienda per cui lavora Office lo deve comprare originale per evitare casini con le frequenti visite della GdF...
Pertanto, gia‘ che tutte le domande sopra poste rimangono aperte finche‘ ai fatti non si osservano le implicazioni di un utopico mercato senza illeciti, rispondo indirettamente ed in maniera non ufficiale alla richiesta degli Stati Uniti (almeno nella mia giurisdizione, quella italiana/europea): che bisogno c‘e‘ di chiedere al WTO? La pirateria te la ostacolo io, e lo faccio pure con piacere! Da ieri sera sto studiando il funzionamento dell‘algoritmo di hashing _MD4_, _usato_ dai clients che si appoggiano alla rete P2P ED2K (quella di _eMule_, per capirsi), e nello specifico le tecniche di collisione degli hash: lo scopo e‘ quello di costruire un client ad-hoc che scarichi tutti i files il cui nome matcha con una particolare espressione (chesso‘, "*Windows*", "*Adobe*", "*Microsoft*"...), ne corrompa ogni frammento in modo da farli apparire validi ai test degli altri clients, ed immetta nella rete copie false ed inutilizzabile indistinguibili da quelle buone.
Dovrebbero pagarmi per il servizio che offro ;-) .
Vedro‘ di dedicare un poco di tempo a questo progetto (sebbene sia gia‘ subbissato di lavoro: ieri/oggi son ito a letto alle 6:20 del mattino per smanettare sul server di _BarberaWare_. Sob...) e terro‘ aggiornato il mio pubblico in merito.

|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[24 07 07] - (No)OOXML
Da moltissimo tempo non aggiorno questo mio blog, ma le cose da fare son sempre tante... E poi, se qualcuno ci tiene a leggere qualche contenuto scritto da me, puo‘ sempre fare riferimento al _blog del progetto Lobotomy_, che (almeno per ora) riesco a mantenere aggiornato...
Rompo il lungo silenzio per sfruttare la mia paginetta personale a mo‘ di phamplet propagandistico e per contribuire a mio modo a quella che e‘ l‘ennesima lotta contro il sopruso degli enti istituzionali a danno del libero mercato e ad opera, guarda un po‘, del _Monopolista_ d‘oltreoceano, cui al solito tocca ricorrere a trabocchetti legali per restare a galla, essendo incapace di competere sul piano tecnico dei propri prodotti.
In questa occasione, ostaggio della cosca di Redmond sono le fondamenta stesse del sistema economico costruito sulla libera concorrenza: gli standard. Come facilmente intuibile, gli standard (quelli veri, riconosciuti a livello nazionale ed internazionale da apposite istituzioni che svolgono il ruolo di garanti, non quelli de facto frutto di truffaldine mosse commerciali) sono quella cosa che permette a tutti, piccoli e grandi, di concorrere sullo stesso piano nel mercato globale, permettendo di offrire prodotti che solo in virtu‘ della loro qualita‘ e della loro efficienza (e non di una imposizione) si guadagnano un posto e sono apprezzati dal pubblico; ebbene, questa convinzione potrebbe essere a breve ribaltata dall‘eventuale promozione al grado di standard _ISO_ del formato _OOXML_, ovvero il formato per documenti di carattere "office" (fogli di calcolo, documenti formattati e via dicendo) proposto appunto dalla Loggia del _Loghetto Quadricromato_.
Perche‘ cosi‘ tante male parole nei confronti di questo formato? Di seguito riporto il testo della mail inviata all‘_UNI_, ovvero il membro italiano del consorzio ISO coinvolto nel processo di votazione per l‘approvazione di OOXML: qui si trovano tutte le spiegazioni e, nel caso vi trovaste d‘accordo con quanto qui trascritto, vi invito a notificare a vostra volta il vostro parere presso l‘indirizzo mail uni@uni.com . Possibilmente in tempi brevi: non si conosce il termine ultimo per l‘espressione del giudizio
Per ulteriori dettagli sulla vicenda, rimando al sito web messo in opera di _FFII_ per coordinare il movimento di protesta: _NoOOXML.org_

Spettabile UNI,

mi chiamo Roberto Guido ed opero come sviluppatore software in Torino: lavoro per una societa‘ di telecomunicazioni e, occasionalmente, affianco il pubblico ente nei compiti di informatizzazione e sfruttamento della tecnologia digitale.

Ad oggi seguo con perplessita‘ l‘iter che sta conducendo alla promozione del formato denominato "Office Open XML" (o OOXML), dedicato alla rappresentazione di documenti digitali di varia natura, allo status di standard internazionale ISO: con la precedente approvazione dello standard ISO/IEC 26300:2006 (concernente il formato denominato "Open Document") speravo fossero state gettate le fondamenta per una imminente interoperabilita‘ tra applicativi di uso "office" (editor di testi formattati, fogli di calcolo...), ma questa nuova specifica, oltre ad essere ridondante e fondamentalmente inutile (essendo, per l‘appunto, gia‘ stato riconosciuto uno standard in tutto e per tutto finalizzato agli stessi scopi), lascia a parer mio eccessivi margini di "interpretazione" per poter essere considerata un punto di riferimento.

In particolare, mi rifaccio alla specifica ufficiale pubblicata sul sito web di Ecma International (istituto che gia‘ ha provveduto ad ufficializzare OOXML, ma data la sua natura di consorzio privato mi riservo il diritto di dubbio sulla sua imparzialita‘...) reperibile presso l‘URL http://www.ecma-international.org/publications/standards/Ecma-376.htm per puntualizzare i contenuti che maggiormente possono dare adito ad incertezze:

- nella Parte 4, capitolo 2.15.3 ("Compatibility Settings") la specifica richiede l‘implementazione di numerosi attributi senza pero‘ esplicitarne il corretto comportamento e rifacendosi in generale ad applicativi software proprietari, obsoleti e mai documentati pubblicamente. Il fatto che all‘interno di uno standard siano contemplati casi non standard e‘ chiaramente un controsenso insostenibile.

- il documento in piu‘ punti (soprattutto nella Parte 4) descrive modi per la rappresentazione di informazioni specifiche che vanno in contrasto con standard ISO gia‘ esistenti:
  • il paragrafo 2.15.1.28 ("documentProtection (Document Editing Restrictions)") viola l‘ISO 10118-3;
  • il capitolo 2.18.46 ("ST_HighlightColor (Text Highlight Colors)") ignora l‘ISO 15445;
  • il capitolo 2.18.52 ("ST_LangCode (Two Digit Hexadecimal Language Code)") e‘ in contrasto con l‘ISO 639;
  • il capitolo 3.17.4 ("Dates and Times") collide con l‘ISO 8601
Cotanta ridondanza appare inopportuna ed assai poco conveniente ai fini di una corretta ed efficiente implementazione dello standard.

- nella Parte 5 ("Markup Compatibility and Extensibility") viene definito il meccanismo di estensibilita‘ del formato, il quale permette di "arricchire" OOXML con attributi ed elementi non descritti nella specifica ufficiale, ma da nessuna parte vengono posti vincoli precisi all‘interoperabilita‘ di suddette estensioni: il fatto che un documento possa essere distribuito in un formato ufficialmente standard ma possa essere correttamente interpretato in toto solo da chi implementa una certa estensione e‘ una palese infrazione del concetto stesso di "standard".

- in generale, l‘intera specifica e‘ dichiaratamente (Parte 1, "Introduction") studiata per offrire compatibilita‘ con vecchi formati che, pur essendo molto diffusi sia in ambiti aziendali che di pubblica amministrazione, non sono mai stati documentati ed anzi sono spesso in contraddizione tra loro. Il tentativo di garantire supporto a formati esistenti da piu‘ di dieci anni (nella Parte 4, capitolo 2.15.3, si fa ad esempio esplicito riferimento al programma Word95, rilasciato sul mercato nell‘agosto 1995) comporta un insostenibile aumento nel grado di complessita‘ del formato.

Alla luce di quanto sopra espresso, gradirei molto ricevere informazioni sulla posizione di UNI in merito alla standardizzazione di OOXML, e sapere a quali risultati ha portato ad oggi l‘analisi e la valutazione della specifica.

Cordiali saluti.

Roberto Guido


|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[15 09 06] - Ti amo, poi ti odio, poi ti amo
Ultimamente non ho fatto particolari cenni alle ultime imprese dei compagni di merende di Redmond e sul loro ultimo fenomenale e mirabolante prodotto, Windows Vista, ma tra continui rinvii della data di distribuzione, tagli netti alle funzionalita‘ integrate ed una interminabile sfilza di recensioni sfavorevoli sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ed ho preferito astenermi per decenza.
Questa volta, pero‘, vorrei porre l‘accento sul simpatico teatrino che si evince da alcune news lette in un breve periodo di tempo su Slashdot: pochi giorni fa‘ l‘annuncio di un _rilascio del tristemente menzionato Vista sul mercato europeo posticipato_ rispetto al mercato americano, ed oggi si svela uno studio (commissionato da Microsoft) che "dimostra" come _l‘introduzione della nuova piattaforma portera‘ soldi, lavoro ed opportunita‘_ ai Paesi del Vecchio Continente.
Come si spiega tutto cio‘? Esistono due versioni, quella classica e quella complottistica.

Spiegazione classica: si sa che quelli di Redmond non hanno un buon rapporto coi cugini d‘oltreoceano, la cui Commissione negli ultimi anni li ha martoriati con ammende, denunce, multe ed ogni sorta di appelli alle leggi antitrust. Da qui, la decisione di rinviare l‘uscita del prodotto presso noialtri snob conservatori: un bel giorno _Steve Ballmer_ e‘ salito sulla scrivania, e, brandendo la Costituzione Americana, ha gridato "Gli europei ci odiano, ma vedranno cosa significa stare senza Vista quando i nostri compatrioti a stelle e strisce se lo potranno gia‘ godere!" (sparando subito dopo quattro colpi di rivoltella cosi‘ come vuole l‘usanza liberalista).
Due giorni dopo, un membro del consiglio di amministrazione precedentemente capeggiato da zio Bill (il quale, da vecchia volpe quale e‘, ha visto lungo ed e‘ fuggito coi soldi prima che la barca affondasse...) ha detto "Pero‘... Questi europei... Sara‘ bene tenerceli comunque buoni, in fin dei conti la maggior parte dello sviluppo di codice aperto avviene da quelle parti e non vorrei mai che quegli stramaledetti comunisti adoratori di pinguini strumentalizzassero il nostro giustificatissimo atto di supremazia economica e monopolistica per far leva sulle coscienze (e sui portafogli) degli operatori IT, facendoci perdere i quattrini di quei pecoron... Ehm... degli amati clienti. Sara‘ bene dargli un contentino...". Profittando di un temporaneo svenimento di Ballmer dovuto all‘enunciazione delle parole "codice aperto" in sua presenza, le sue quindici segretarie sono state messe ai ceppi e costrette a stendere un rapporto quantomeno ammissibile in merito alle vantaggiose ricadute sul mercato informatico della piazza europea e sulla mole di palanche che avrebbe smobilitato l‘arrivo dell‘innovativissimo Vista; ahiloro, il presunto studio non e‘ venuto neppur lontanamente credibile, e per questo le suddette segretarie sono state seviziate e violentate (cosi‘ come decretato dal ventitreesimo articolo dello Statuto dei Lavoratori americano), ma il tempo correva e non avevano nulla di meglio da offrire alle fameliche fauci degli editori web.
Riassunto: in Microsoft ci odiano, ma vogliono i nostri soldi.

Spiegazione complottistica: si sa che le numerose ammende e i numerosi risarcimenti inflitti a Microsoft e decretati dalla nostrana Commissione non sono stati mai pagati, ne‘ penso che nessuno si sia mai posto il problema di farlo assumendo che fossero solo atti di disorientamento della Commissione stessa atti a nascondere e coprire al popolo del Vecchio Continente la sua politica fortemente pro-americana. Facendo mente locale e ripensando a quanto la Commissione Europea spinga in direzione della brevettabilita‘ del software, che come _gia‘ sappiamo_ null‘altro e‘ se non un modo per rinforzare ulteriormente la predominanza dell‘industria tecnologica statunitense anche in questa fetta di mondo civilizzato (?), aggiungiamo un ennesimo tassello al nostro mosaico di avvenimenti e possiamo azzardare qualche assurda, bizzarra, irreale e poco veritiera conclusione.
Dopo la parziale sconfitta sulla questione "brevetti" (che oltretutto e‘ ben lungi dall‘essere chiusa definitivamente, ma le informazioni in merito si fanno sempre piu‘ vaporose ed e‘ sempre piu‘ difficile inquadrare l‘attuale condizione), a Redmond si prendono la rivincita facendo il gioco delle tre carte: ci fanno credere (a me no, ma a buona parte dei nostrani "decision makers" boccaloni si) che senza Windows (e tutta la "tecnologia" indotta) non si puo‘ andare avanti, alzando il livello di attesa nei confronti della prossima release del sistema operativo meno operativo che ci sia, e sotto le altre due carte celano il vantaggio che potra‘ acquisire il mercato americano durante il gap europeo (ahime‘, Windows e‘ pur sempre un monopolio, e su di esso si fonda buona parte dell‘infrastruttura IT) e la possibilita‘ di poter subito dopo asserire "Vedete? Noi ce l‘abbiamo duro perche‘ teniamo i brevetti! Che aspettate a fare altrettanto e munirvi anche voi di cotanta panacea per l‘economia?".
Riassunto: in Microsoft ci odiano, ma vogliono i nostri soldi, sbeffeggiandoci.

Europei, svegliatevi! Laggiu‘ qualcuno vi odia. E anche quaggiu‘ non vi vogliono tutti bene...

|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[26 04 06] - Save The Internet!
Da un pezzo non mi faccio sentire sul blog, anche a causa della mole di impegni e di lavoro arretrato, ma rassicuro il mio pubblico ( ;-) ) in merito al fatto che continuo a tenermi aggiornato e a seguire da vicino i fatti piu‘ o meno importanti che si susseguono nell‘universo parallelo dell‘Internet.
Questa volta la denuncia e‘ rivolta all‘ennesimo attentato alle piu‘ elementari liberta‘ digitali, stavolta operato per mano del Congresso degli Stati Uniti: _sembra_ che essi stiano lavorando su un emendamento che, de facto, permetterebbe ai providers (che negli States sono del calibro di AT&T e Time Warner, mica i nostri Infostrada e Tiscali...) di dirottare e manipolare il traffico dei loro utenti, *legalmente*.
Ovviamente, come sempre, per questioni di sicurezza e protezione...
Peccato che, tanto per cambiare, "sicurezza e protezione" si traducono in "modo per controllare la cittadinanza, farle sapere solo quel che si vuole e farle fare solo quel che si desidera": sul sito della coalizione _SaveTheInternet.com, che conta tra i suoi membri anche _Vint Cerf_ che non e‘ proprio il primo che passa, viene fatta una breve panoramica degli episodi che gia‘ (dunque: prima che la legge entrasse in vigore. Figurarsi dopo...) hanno visti protagonisti migliaia di utenti che si son visti tagliare la connessione usando applicazioni concorrenti rispetto a quelle proposte dai rispettivi providers, e si prospettano scenari (del tutto realistici, si sa che in America si puo‘ comprare tutto...) in cui le grosse corporations con sufficiente denaro per pagarsi il favore possano impedire l‘accesso ad informazioni in merito ai loro concorrenti e/o a siti che parlan male di loro, cosiccome invece dovrebbe essere piu‘ che legittimato persino dalla Costituzione in vigore oltreoceano.
Ma, come ribadito da un personaggio intervistato in merito alla faccenda, "Whenever you see groups on the far left and the far right joining together over what Congress is getting ready to do, it‘s my experience that whatever Congress is getting ready to do is generally unconstitutional" (paradossalmente questo ragionamento non e‘ applicabile anche al Parlamento Italiano, ove la revisione della Costituzione e‘ diventata la norma...).
Da anni si va discutendo di un "Governo dell‘Internet", di un ente che possa regolamentare la qualita‘ dei contenuti sulla Grande Rete, ma, pur essendo a priori personalmente contrario ad una tale ipotesi (in fin dei conti l‘Internet rappresenta l‘ultimo baluardo di liberta‘ completa offerta alle persone, e se si desidera che i propri diritti vengano tutelati bisogna fare in modo che siano tutelati anche quelli degli altri, che piacciano o meno...), preferirei di gran lunga che questo compito venga assolto da un‘entita‘ internazionale come l‘ONU (teoricamente al di sopra delle parti, _nella realta‘ un po‘ meno_, ma tant‘e‘...) che non da societa‘ con interessi economici, cui l‘enorme potere affidato potrebbe sin troppo facilmente essere usato a proprio esclusivo vantaggio.
Consiglio a tutti di seguire la vicenda: oggi tocca agli amici/nemici a stelle e strisce, domani a te...

|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[01 02 06] - Die Hard
E‘ di nuovo tra noi. La minaccia dei brevetti software torna a profilarsi all‘orizzonte, sottoforma di consultazione pubblica della Commissione Europea.
I geniacci di Bruxelles questa volta hanno indetto una _iniziativa di raccolta dei pareri_ in merito all‘attuale normativa sui brevetti, guardandosi bene pero‘ dal menzionare l‘obrobrio che in piu‘ occasioni si e‘ tentato di far approvare ai danni delle opere di ingegno informatiche, con la scusa di voler "omogeneizzare" gli ambiti di applicazione della normativa. Quello che mi fa specie e‘ il contenuto del modulo scaricabile dal sito di riferimento, che riporta strane domande che, guarda un po‘, ricalcano passo passo le accuse mosse proprio alla brevettabilita‘ del software ed elevate da esponenti di ogni tenore da questa e dall‘altra parte dell‘Atlantico sui costi e sui procedimenti che implicano cotante rivendicazioni di sfruttamento delle idee.
A pensar male (ma proprio male male...) parebbe quasi un tentativo, da parte della Commissione (che negli ultimi tempi si e‘ dimostrata particolarmente insistente su questo punto, tanto da essere protagonista di disdicevoli episodi che spero tutti si ricordino...), di edulcorare l‘amara pillola agli occhi di investitori e imprenditori, ovvero di coloro che sono destinati ad avere l‘ultima parola in merito essendo i diretti interessati.
Data la subdolita‘ dei propositi espressi nel documento (in cui si trattano perlopiu‘, direttamente od indirettamente, argomenti monetari, principale fulcro su cui ci si appoggia per fare leva sui suddetti imprenditori...) viene quasi da temere che essi stiano procedendo nella giusta direzione per abbindolare gli allocchi che, certi di un futuro ricco di tutele e garanzie intorno alle loro invenzioni, potrebbero essere talmente folli da accettare le condizioni proposte, ignorando le implicazioni di piu‘ ampio respiro. Invito dunque tutti a rispondere all‘appello della Commissione, con lucidita‘ e buonsenso (senza tralasciare, se possibile, un pizzico di sagacia ;-) ), ricordando che al momento, come gia‘ accennato, non vengono esplicitamente minacciate dirette le opere di ingegno pure, ma con la consapevolezza che un giorno non tanto lontano potrebbero esserlo. Diciamo che questa risposta e‘ solo un modo di far sapere che ancora in molti vigilano sui passi dell‘ente europeo, tanto da far intendere che alla prima mossa falsa si e‘ pronti a scatenare nuovamente un putiferio...
Personalmente mi sono adoperato per redigere un modello di lettera (che andra‘ inviata, per sicurezza, sia in forma digitale a mezzo e-mail che cartacea...), che pubblico qui sotto: sarei ben lieto di ricevere suggerimenti, critiche ed integrazioni prima della traduzione e dell‘invio...

1.1 - Do you agree that these are the basic features required of the patent system?
Il quarto punto della lista e‘ contraddittorio: il fatto stesso dell‘esistenza di un brevetto implica un monopolio su quella determinata invenzione, dunque non si puo‘ garantire il comune interesse economico ed etico permettendo a qualcuno di sfruttare in modo esclusivo (o dietro il pagamento di ingenti royalties) una scoperta.
Il primo punto, invece, e‘ incompleto: e‘ chiaro che la legge deve definire esattamente cosa e‘ brevettabile, ma altrettanto il brevetto dovrebbe, per poter essere accettato, essere preciso e svincolato da ogni forma di interpretazione, per impedire l‘abuso dello stesso. Ancor meglio sarebbe imporre, come condizione per l‘accettazione del brevetto, la presentazione di un modello (anche in forma di prototipo) che riproduca le parti essenziali dell‘invenzione, i suoi scopi e il suo ambito di utilizzo.
1.2 - Are there other features that you consider important?
Nella lista di possibili modifiche all‘attuale normativa non viene fatta menzione sulla natura dei brevetti registrabili, mentre dovrebbe essere ben esplicitata: piu‘ che lecite sono le richieste di paternita‘ su invenzioni la cui scoperta e realizzazione implicano un investimento di denaro (un oggetto per essere prodotto industrialmente necessita spesso di costosi macchinari); piu‘ enigmatiche sarebbero invece rivendicazioni di sfruttamento esclusivo su di una opera di ingegno pura, ancorpiu‘ se in forma astratta ed immateriale (come, ad esempio, il software e le innovazioni in esso introdotte, che a tutt‘oggi rappresentano uno dei pilastri dell‘intero mercato IT e la cui regolamentazione a mezzo di brevetti porterebbe ad uno stallo certo nella crescita, come gia‘ e‘ accaduto negli Stati Uniti con l‘introduzione dei brevetti software). Questa sarebbe una forma di ridondanza legislativa, in quanto le opere di ingegno gia‘ sono protette da copyright, il quale dovrebbe essere piu‘ che sufficiente a tutelare il loro creatore e per cui dunque non si trova ragione di protezione per mezzo dei brevetti, strumento di natura assai piu‘ industriale che non di artistica flessibilita‘.
1.3 - How can the Community better take into account the broader public interest in developing its policy on patents?
Innanzitutto se la Comunita‘ Europea intende tutelare i suoi cittadini sarebbe d‘obbligo offrire le possibilita‘ offerte dallo sfruttamento esclusivo delle idee ai soli inventori che risiedono nella sua area: non avrebbe affatto senso permettere ad una societa‘, ad esempio, statunitense, di fare giocoforza sulla normativa europea contro gli europei stessi. Onde impedire, inoltre, che la lecita volonta‘ di difendere i propri interessi economici possa sfociare in un ostacolamento dell‘innovazione (che dovrebbe essere il valore primo dell‘imprenditoria moderna), sarebbe opportuno limitare il numero di richiste avanzabili dai singoli enti (siano essi individui o societa‘) entro un periodo di tempo definito, in modo da non favorire l‘accaparramento indiscriminato che porterebbe i colossi economici (con maggiori risorse, umane e monetarie) ad accentrare su di loro il patrimonio intellettuale e soffocando di fatto i soggetti minori.

2.1 - By comparison with the common political approach, are there any alternative or additional features that you believe an effective Community patent system should offer?
Una caratteristica di primaria importanza che dovrebbe avere il sistema di brevetti europeo dovrebbe essere il riguardo dei soggetti che operano al di sopra del mercato per il bene comune, all‘interno dell‘intera Comunita‘: non dovrebbero essere fonte di contenzioso lo sfruttamento di una invenzione coperta da brevetto da parte di un ente che non intende farne strumento di profitto ma di benessere comune, e/o le applicazioni di un brevetto che vengono distribuite in forma aperta e libera per tutti. Per fare qualche esempio, una scoperta medica andrebbe lasciata disponibile per l‘applicazione negli ospedali pubblici, cosiccome l‘attuazione di un principio meccanico dovrebbe essere esente da pagamento di royalties qualora venisse diffusa senza scopo di lucro e senza produrre reddito a chi la distribuisce.
Questo principio dovrebbe essere ovvio se si considerano i brevetti una forma di tutela meramente industriale, e per impedire che l‘innovazione e la crescita tecnologica vengano compromessi a causa degli interessi economici di un singolo soggetto.

3.1 - What advantages and disadvantages do you think that pan-European litigation arrangements as set out in the draft EPLA would have for those who use and are affected by patents?
???
3.2 - Given the possible coexistence of three patent systems in Europe (the national, the Community and the European patent), what in your view would be the ideal patent litigation scheme in Europe?
Non ho idea di quale potrebbe essere dei tre il meccanismo migliore, ma posso facilmente immaginare che, qualunque sia il metodo adottato, essendo de facto il contendimento di una idea una causa giuridica, ne va che vengano favoriti coloro che possono permettersi migliori avvocati e maggiori fondi da spendere in affari legali. Sarebbe dunque buona cosa che le decisioni in merito vadano oltre il sistema giuridico tradizionale, e i vari casi vengano analizzati e giudicati da una commissione di esperti anziche‘ da un tribunale in senso stretto, valutando i fatti piu‘ che le iperbole degli avvocati. Come accennato al punto 1.1, per evitare inutili diatribe, sarebbe d‘uopo prevenire ancor piu‘ che sanare i contenziosi, imponendo rigidi paletti per quanto riguarda la definizione del contenuto del brevetto che si intende registrare.

Le domande della quarta serie ancora mi restano di significato oscuro, in quanto di carattere meramente burocratico anziche‘ pratico: se qualcuno desidera illuminarmi in merito gliene sarei molto grato :-)

|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[26 11 05] - Vienna Conclusion
Se il buongiorno si vede dal mattino, oggi (sebbene ci sia il _Linux Day_) sara‘ una pessima giornata: do una occhiata, come di consueto, a Slashdot, e leggo che _Microsoft fa cambiare il testo di un documento delle Nazioni Unite_ ove il software libero veniva menzionato come esempio del nuovo corso intrapreso dal mercato IT negli ultimi tempi.
Laddove, a detta della Free Software Foundation Europe, nel documento (denominato "Vienna Conclusion") si leggeva "Increasingly, revenue is generated not by selling content and digital works, as they can be freely distributed at almost no cost, but by offering services on top of them. The success of the free software model is one example" ora appare solo la dicitura "Increasingly, revenue is generated by offering services on top of contents", dunque la stessa cosa ma epurata di ogni riferimento al modello di sviluppo a codice aperto che negli ultimi anni ha concretamente stravolto il businness legato alla produzione di software.
Non possono che essere ridicole e inconsistenti le motivazioni di Microsoft per questa presa di posizione nei confronti di un documento che *dovrebbe* essere redatto da un organismo al di sopra delle parti come le Nazioni Unite: "The rationale for this is, that the aim of free software is not to enable a healthy business on software but rather to make it even impossible to make any income on software as a commercial product". E‘ palese che cotanta dichiarazione collide con il *fatto* che numerose societa‘, dai colossi come IBM alle piccole aziende, stiano investendo fior fior di quattrini sul software libero: certo e‘ che non lo fanno per generosita‘ o antropofilia, ma perche‘ hanno un ritorno economico, al contrario di quanto si cerca di far credere.
Sorvolando sul fatto che quanto rimosso dal documento in oggetto e‘ in tutto e per tutto corrispondente al vero, e che dunque non ci sarebbe stato nessun motivo per toglierlo, dovrebbe essere motivo di indignazione il fatto che una azienda come Microsoft, il cui obbiettivo fondamentale e‘ quello di difendere i propri interessi monetari, possa giocare un certo peso nella fase di stesura di un documento rilasciato, come gia‘ detto, da un ente che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare gli interessi di tutti e non solo di una fetta. E poi dovremmo essere noi ad esportare la democrazia, dovremmo essere noi a portare il bene e la pace nel mondo...
Oggi, non solo come informatico ne‘ tantomento solo come freesoftware advocate, ma come uomo, mi sento offeso.

|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+
+
--------- -- -
- ---------------------------
+
|
|
|
|
.
.
.
[25 11 05] - Presa di posizione
L‘argomento che qui si vuole discutere e‘ ampio, gia‘ da tempo se ne parla negli strati piu‘ e meno profondi dell‘Internet, ed ora, prendendo spunto da un aneddoto, vorrei qui esprimere anche la mia.
Qualche giorno fa‘ ho letto una interessante news in merito alla nascita di "_Google Analytics_", servizio (gratuito) di analisi del traffico sulle proprie pagine web: spinto dalla curiosita‘, ho registrato questo mio blog ed ho provato a vedere che succedeva. Interfaccia web del servizio grandiosa (come sempre, trattandosi di Google), precisione assoluta (un saluto ai miei lettori di Cartersville, Georgia, USA ;-) ), tutto bellissimo, tutto perfetto.
Ma...
Discutendo di cio‘ con alcuni "colleghi" (nerds quanto me, ed anche di piu‘ ;-) ) e‘ tornata a galla quel che, come accennato prima, e‘ la grande incognita che aleggia sul "fenomeno Google" che da qualche tempo a questa parte sta spadroneggiando in Rete. Oramai "la grande G" e‘ ovunque, menzionata ovunque, fa tutto, e lo fa pure bene (sebbene esistano le dovute eccezioni, come Google Talk...), non passano due ore senza che _Slashdot_ non pubblichi una news in merito (proprio in questo momento se ne trova una intitolata "Who‘s Afraid of Google?").
Indi, a taluni la domanda sorge spontanea: tutto cio‘ e‘ un bene o un male? E‘ positivo o negativo che una singola societa‘ (che, in quanto tale, ha l‘obiettivo primario di trarre profitto) raccolta attorno a se‘ tanta importanza e tanta rilevanza, col rischio che un domani possa far rivalere la sua "posizione dominante" e, dicono i piu‘ disfattisti, divenire la nuova Microsoft (considerando che quella vecchia sta cadendo a pezzi...)?
Io credo di no.
Ed ecco le mie due motivazioni principali:
- Google opera in un campo, quello dei servizi web, ove la concorrenza si fa con un costo assai ridotto e chiunque puo‘ competere pur avendo mezzi ridotti. Basti pensare a _EmailPinoy_, sito filippino che offre spazio mail per 3 GB... Se domani in Google decidessero di far pagare un tot (un dollaro al mese?) per usare, ad esempio, GMail, per quanto esso possa essere bello ed usabile credo che in capo ad una settimana vedrebbero il loro bacino di utenza ridotto della meta‘ o anche piu‘. Questo perche‘ una casella di posta (come un motore di ricerca, o uno strumento di accesso ai newsgroup) non provoca dipendenza tanto quanto, ad esempio, un sistema operativo (e qui ci si riaggancia alla similitudine con Microsoft), e non e‘ un servizio esclusivo in mano a pochi: si puo‘ passare da un provider all‘altro cosiccome ci si cambiano le mutande, senza spesa e senza fastidi (se non quello di dover cambiare indirizzo di posta e comunicarlo ad amici, parenti e colleghi di lavoro, nel caso peggiore), indi nel momento in cui la G dovesse rilevarsi un tantino piu‘ "aggressiva" del dovuto in quattro e quattr‘otto vedrebbero il loro mercato spezzarsi. E questo lo sanno bene...
- Google e‘ entrata in scena in un periodo di grande fermento sul panorama dell‘IT: oramai l‘opensource e‘ un "must", o comunque viene in larghissima parte preso in considerazione quando si tratta di fare i conti col mercato. Il suo modello di businness nasce gia‘ influenzato dall‘ottica del software a codice aperto, al contrario di altri colossi il cui modello e‘ sempre stato incentrato sulla monopolizzazione. Gia‘ ora esiste _una intera sezione del dominio Google_ dedicata alla diffusione di codice ed al supporto agli sviluppatori esterni, e a tutt‘oggi essi hanno rilasciato una mole di codice di molto maggiore che non la gia‘ piu‘ volte menzionata (a sproposito) Microsoft. Per quanto gli amici della G possano montarsi la testa con idee di monopolizzazione e dominazione, sanno perfettamente che il "fenomeno Google" e‘ solo una bazzecola rispetto al "fenomeno OpenSource", e che dunque tocca far sempre i conti con questa realta‘ prima che con tutto il resto.
Morale: per quanto la societa‘ in oggetto stia crescendo a dismisura, al punto da condizionare intere fette di mercato alla prima comparsa di un semplice rumor in merito al rilascio di un loro prodotto, i rischi su una sua potenziale presa di potere sono quantomeno limitati. Come gia‘ enunciato, il fulcro del businness Google sta non gia‘ nel controllo di un particolare software ma nell‘offerta di servizi, ed il fatto che i servizi da loro offerti siano migliori di quelli offerti da altri non puo‘ che essere menzionato come un merito nei confronti della G, che ha avuto l‘ardire di smuovere un poco le acque in un mercato che gia‘ da troppo tempo era stantio e non offriva nulla di nuovo agli utenti.
Chi vivra‘, vedra‘.

|
|
.
.
.
.
.
|
|
.
.
.
|
|
|
|
|
+
----- -- -
- -- --------------------------+

Visualizza tutte le entries nell'Archivio del Blog
| ... always against...
+------------------+  
|  
+---
--------+
        |
        +---------------- -- -

> Home
  Le ultime news, le ultime opinioni

> Blog's Entry Archive
  L'archivio di tutte le entry del blog

> Contatto
  Le vie per comunicare con Mad

> RSS
  Il feed RSS

       +----------------------- -- -
       |
       |
       +---+
           |
           |
           |
       +---+
       |
       |
  +----+
  |
  |
  |
  |
  .
  .
  .
+-
|
+-----------------------+
|   Roberto -MadBob- Guido
|                        
|                   Torino
|                        
|            programmatore
|    freesoftware advocate
|            polemizzatore
+-----------------+      
|      
|      
|      
 
- -- -----------+      



 Linux AdvocateAdvocating FreeSoftware...
Valid HTML 4.01!

+------------------------
| Step #1 in programming: |       understand people

|          Linus Torvalds